Fonderie Pisano, negata autorizzazione Integrata Ambientale: pronte le contro deduzionj
Il tempo stringe per le Fonderie Pisano. Entro il prossimo 12 marzo, lo stabilimento di Fratte dovrà presentare le proprie contro-deduzioni al preavviso di diniego notificato dalla Regione Campania sul rinnovo dell’AIA — l’Autorizzazione Integrata Ambientale — senza la quale l’impianto non potrà continuare a operare.
Il documento, notificato venerdì scorso all’azienda a seguito della conferenza di servizi del 18 febbraio negli uffici salernitani di via Clark, racchiude in nove pagine le motivazioni che hanno indotto Regione Campania, ARPAC e ASL di Salerno a esprimere parere negativo sia al rinnovo dell’autorizzazione sia al progetto di riesame presentato dalla società.
Sullo sfondo, con il fiato sospeso, ci sono oltre cento lavoratori che nei giorni scorsi hanno incontrato il presidente dell’ASI e il deputato del Partito Democratico Piero De Luca per discutere delle ricadute occupazionali di una eventuale chiusura.
L’azienda replica: “La norma europea ci dà tempo fino al 2028”
La risposta delle Fonderie Pisano non si è fatta attendere. L’ingegner Ciro Pisano punta il dito contro quella che definisce una forzatura procedurale: «La normativa stabilisce che le imprese abbiano quattro anni dalla pubblicazione delle BAT Conclusions per adeguarsi ai nuovi limiti di emissione vincolanti. Questo termine scade a novembre 2028, poiché la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE risale a fine 2024. La Regione Campania pretende invece un adeguamento immediato, ignorando i tempi tecnici necessari. Il percorso deve essere condiviso e rispettoso della legge, non un pretesto per chiudere un’azienda».
A sostenere la posizione dell’impresa salernitana interviene anche Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta oltre 800 fonderie italiane con più di 20.000 addetti. «La decisione assunta in Conferenza dei Servizi — dichiara il responsabile tecnico Gualtiero Corelli — contrasta con quanto prevede la normativa ambientale, confermata anche da una sentenza del Consiglio di Stato, e rappresenta un caso isolato rispetto a tutti gli altri procedimenti analoghi a noi noti»





